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Tatiana Lo Iacono. La cultura della diversità in un festival

“A un certo punto si finisce per concedere più spazio alle cose non remunerative”.  

VI suona familiare? A me sì. Lavoro da quando ho compiuto 18 anni e oggi, a 33, se faccio un bilancio della mia vita professionale, alla voce “volontariato coatto” vedo una quantità disarmante di ore, giorni e settimane dedicate ad attività con le quali non ho guadagnato un euro. Eppure sono ancora qui, con questo progetto e con mille altri impegni, che io lo voglia o no, non retribuiti. Forse è la cifra della nostra generazione.

Di sicuro so come si sente Tatiana Lo Iacono quando mi dice che il Sicilia Queer FilmFest – che dal 31 maggio al 6 giugno 2018 porta a Palermo la sua VIII edizione – costa tanta fatica, richiede tantissima passione e lascia un po’ di amaro in bocca perché sarebbe bello vederlo camminare su gambe solide, sarebbe bello dare più di un contributo simbolico ai tanti collaboratori che ogni anno arrivano da tutta Italia e anche dall’estero per far parte di una macchina organizzativa che fin da subito ha dimostrato carattere ed entusiasmo nel dare vita ad uno dei festival cinematografici più apprezzati.

Facciamo un passo indietro. Tatiana Lo Iacono è il responsabile organizzativo del Sicilia Queer FilmFest (International New Visions) di Palermo. Lavora con Giorgio Lisciandrello e Andrea Inzerillo, che del festival è il direttore artistico.  Se fate una ricerca su Google, la descrizione più ricorrente tra i vari siti che ne parlano è questa: festival attento ai temi delle diversità e dei nuovi linguaggi. Nato con la volontà di raccontare le espressioni artistiche del mondo lgbt sostenendo la cultura della diversità, è diventato un fenomeno trasversale, in grado di rappresentare le mille facce del mezzo cinematografico e di parlare a un pubblico vario, attento a diverse tematiche e in cerca di storie ben narrate.

“Il Sicilia Queer dà valore alla diversità delle espressioni. Se otto anni fa era necessario far emergere le tematiche di genere, portarne testimonianza, dare voce al mondo lgbt e manifestarne l’importanza artistica e culturale, oggi quell’esigenza non è più così forte. Significa che quelle istanze che hanno fatto nascere il festival hanno in qualche modo trovato risposta e la situazione si è normalizzata. Tutto questo è un bene e ha fatto del festival un evento davvero inclusivo”.

Queer è come noi decliniamo il pluralismo di pensiero critico, dalla Sicilia lo sguardo è rivolto al mondo intero, la soggettività non è individualismo ma un’idea nuova di cittadinanza, di giustizia sociale, di diritti e di libertà per la persona.

“Dalla Sicilia lo sguardo è rivolto al mondo intero”. Così si legge sul sito del festival. Tatiana e i suoi colleghi lavorano al Sicilia Queer tutto l’anno. Il festival negli anni è cresciuto moltissimo, attirando visitatori da tutta Europa e coinvolgendo più di 50 collaboratori. Diversi eventi – proiezioni, incontri, lezioni – fanno da corredo durante l’anno alla manifestazione vera e propria, che in genere si tiene tra maggio e giugno. Ospiti internazionali, un concorso per lungometraggi e uno per cortometraggi, premi, spazio per le arti visive e per la musica, eventi per bambini. La ricchezza del linguaggio cinematografico è paradigma di ricchezza di volti, opinioni, orientamenti, storie.

E’ un festival giovane, energico, con una buona programmazione” racconta Tatiana, che ha lavorato a Venezia, Bruxelles, Bourdeaux, Milano e poi è tornata nella sua Palermo. Si occupava dell’organizzazione di mostre ed eventi d’arte prima di decidere di dedicarsi al cinema e ai festival, seguendo il lavoro Alessandro Rais, ideatore e primo direttore artistico del Sicilia Queer e oggi dirigente della Sicilia Film Commission.

“Oggi mi occupo prevalentemente di festival, attraverso il Goethe Institute e soprattutto con il Coordinamento dei Festival del Cinema in Sicilia. Al Sicilia Queer sono arrivata come volontaria e dopo due anni sono subentrata nella squadra organizzativa. Oggi mi rendo conto di quanto sia forte l’impatto, anche internazionale, che ha il nostro festival. Ogni anno siamo tenuti ad alzare il livello della qualità della programmazione e della ricerca in campo cinematografico, ma nonostante tutto le difficoltà sono ancora tante”.

Sono difficoltà di natura economica, e sembra pleonastico dirlo. Non ci sorprendiamo più di sentire che i finanziamenti alle iniziative culturali sono pochi o inesistenti. Il Sicilia Queer conta principalmente sul sostegno pubblico, con bandi e misure che ogni anno permettono a Tatiana e ai suoi colleghi di organizzare summer school, workshop, incontri, di ospitare autori del cinema e di dare sempre più spazio a quella cultura della diversità e a quel ventaglio di linguaggi non tradizionali su cui il festival si fonda. “Da questo punto di vista, l’ottava sarà un’edizione penalizzata. Proprio quest’anno che Palermo è capitale italiana della cultura“. E non è un fatto solo siciliano. Dall’osservatorio del Sicilia Queer, Tatiana vede come la penuria economica in Italia si faccia sentire manifestandosi in una differenza di qualità tra le produzioni italiane e quelle estere. E’ qui che parliamo dello spazio che concediamo ai lavori che non hanno un riscontro economico ma che si alimentano di passione. Fin quando ce n’è, è chiaro.

Nulla si crea e nulla si distrugge: è l’esergo della mia vita professionale. Tradotto, significa che tutto quello che produciamo ci torna indietro, sotto altre forme. Parlando con Tatiana ne ho la conferma. Lei è anche tra i fondatori di SudTitles, associazione che si occupa di promuovere la cultura cinematografica fornendo traduzioni e sottotitoli per film, soprattutto durante i festival, e organizzando eventi come ESCO (allo scoperto), la rassegna estiva di cinema all’aperto a Palermo. “Abbiamo creato una bella squadra, un bell’esempio di impresa. Ne vado molto fiera e sono felice di questa realtà. Puoi scriverlo?”. Certo che posso. Anzi, devo. Perché anche se di tanto in tanto ci chiediamo se non stiamo girando a vuoto, se non siamo innamorati di un’idea che non ricambia il nostro sentimento, se non sia il caso di dedicarci a qualcosa di più concreto (remunerativo, soddisfacente, riconosciuto), niente al mondo ci riesce così bene come le cose per cui spendiamo passione e sudore.

Caterina Mittiga

 

 

 

 

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