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Takoua Ben Mohamed. Integrazione, cultura e libertà in un fumetto

“Cosa c’è sotto il velo?” chiedo a Takoua Ben Mohamed. Lei mi risponde “tutto”. 

Voglio conoscere Takoua da quasi due anni, da quando cioè ho ascoltato un suo intervento al SabirFest, il festival di Cultura e Cittadinanza Mediterranea a Messina. Nel 2016 Edizioni Becco Giallo ha pubblicato un suo fumetto dal titolo Sotto il velo: Takoua, che è nata in Tunisia nel 1991 ma vive in Italia da quando aveva 9 anni, racconta con grande ironia la sua scelta di portare il velo e le tante implicazioni quotidiane. Oltre ad essere autrice di fumetti, è anche sceneggiatrice e graphic journalist. Vive a Roma e da sempre è impegnata nella promozione del dialogo tra culture. Qualche anno fa ha fondato Il fumetto intercultura, sito web in cui affronta temi come i diritti umani, le dittature, l’attivismo attraverso il mezzo che le è più congeniale: il fumetto, appunto.

Con grazia, vitalità, dolcezza e anche coraggio, Takoua mi ha raccontato un po’ di quel tutto che riversa nel suo lavoro, nella sua vita e nel suo impegno sociale.

Il velo

“In occidente, se vediamo una donna che indossa il velo, crediamo di sapere tutto di lei. Diamo per scontata la sua appartenenza religiosa senza immaginare che quella donna ha un suo percorso culturale e identitario, una sua personalità. Ho scritto e disegnato Sotto il velo perché volevo uscire da questo schema. Così il velo è diventato un pretesto nei miei lavori per raccontare la quotidianità di chi quel velo lo indossa realmente. Il graphic journalism vuole che l’autore stesso sia il protagonista delle sue storie: io cerco di raccontare esperienze che ho vissuto in prima persona o che comunque posso rileggere dal mio punto di vista. Anche perché altrimenti è difficile chiedere al lettore di immedesimarsi. Mettendo il velo al centro delle mie strisce e affrontando con ironia argomenti tradizionalmente femminili, come i capelli, la bellezza, la moda, molte lettrici si sono avvicinate al tema più delicato dell’integrazione”.

Le donne

“Gran parte dei miei lavori ha al centro le donne e non poteva essere diverso. La mia vita è stata guidata dall’esempio di donne che anche senza aver ricoperto ruoli di leadership, ma provenendo da contesti di vita semplici, si sono dimostrate rivoluzionarie, nel mio paese d’origine e non solo. Ho conosciuto e intervistato donne che hanno portato avanti la loro battaglia per la libertà contro le dittature. Una battaglia che va molto oltre il velo. Andare oltre: questa secondo me è la vera sfida per le donne oggi. Oltre il pensiero politico e culturale di ciascuna di noi, oltre i canoni estetici e oltre la semplice apparenza, per raggiungere un obiettivo comune, e cioè superare il pregiudizio da parte degli uomini, delle istituzioni, del mondo del lavoro. Ancora oggi è incredibile che per molte posizioni lavorative sia fondamentale avere una bella presenza”.

L’identità culturale

“Dopo aver scritto Sotto il velo, ho incontrato giovani e studenti tunisini che non erano mai stati in Italia. Con loro si è parlato della doppia identità culturale delle nuove generazioni. Io sono nata in Tunisia ma la mia identità culturale – fatta di esperienze, amori, amicizie, formazione – l’ho costruita nella periferia romana. Quando spiegavo la mia italianità, mi accorgevo che questi ragazzi non riuscivano a capire fino in fondo cosa volessi dire, esattamente come quando parlo agli italiani del mio essere anche tunisina. È davvero impossibile essere entrambe le cose? Sono cresciuta pensando che né gli italiani né i tunisini mi vedessero come una di loro, ma questa consapevolezza per me è una ricchezza, un punto di forza. Mi piace non essere classificata, mi sento come un ponte fra le due culture. È una grande responsabilità“.

La cittadinanza

“Vivo in Italia da quasi 20 anni ma non ho ancora la cittadinanza italiana. Durante ogni campagna elettorale partecipo al dibattito politico con amici e conoscenti, ma poi alla fine non posso votare. Mi fa sentire incompleta. Io sono parte del tessuto sociale di questo Paese ma è come se non contassi. Eppure posso votare alle elezioni tunisine anche se non vivo più lì. E mi fa arrabbiare sapere di amici che possono votare e non lo fanno perché per loro la politica non è un argomento interessante. Ogni nostro gesto è un gesto politico, non possiamo semplicemente chiamarci fuori”.

La famiglia e la libertà

“Mia madre è il mio vero mentore e punto di riferimento. Ha una vastissima cultura, pur non avendo potuto continuare a studiare a scuola. La sua vita è un esempio di coraggio per me. Quando avevo quattro mesi mio padre, già perseguitato dalla dittatura, è scappato in Italia e mia madre si è presa cura da sola dei suoi sei figli. Anche lei era un’attivista politica, militava in un movimento segreto contro la dittatura assieme ad alcune sue amiche e parenti, donne di semplice estrazione sociale che noi sottovalutiamo ma che hanno cresciuto la generazione che ha portato alla rivoluzione del 2011. Queste donne portavano in segreto messaggi agli oppositori del regime, distribuivano giornali e libri proibiti, rischiavano tutto per la libertà d’espressione. Sono cresciuta con loro e da loro ho imparato ad affrontare le mie paure: così come loro hanno avuto le loro battaglie, io sto avendo le mie, in un momento storico e in un luogo diverso. Ho subito diverse provocazioni e diffamazioni e se ho avuto coraggio è merito di queste figure femminili. La storia d’amore tra mio padre e mia madre è una storia bellissima e ne scriverò nel mio prossimo libro. Hanno tenuto in piedi il loro amore per otto anni senza vedersi e senza sapere se si sarebbero mai più incontrati. Mia madre, di famiglia borghese, si è vista chiudere tante porte in faccia per essere la moglie di un esiliato politico. Ha imparato a cucire per poter mantenere me e i miei fratelli e per poterci dare la possibilità di coltivare le nostre passioni. Io disegnavo sempre e lei mi sosteneva, nonostante le difficoltà. In casa non avevamo neanche una fotografia di nostro padre, ci erano state portate via, io e i più piccoli non sapevamo che aspetto avesse. Lei ha coltivato il nostro affetto per lui anche a distanza. Non dimenticherò mai il momento in cui lo abbiamo raggiunto a Napoli, otto anni dopo essere andato via: un uomo di carnagione chiara e con gli occhi verdi che ci dice “sono vostro padre”. Sembra la trama di un film o di un romanzo, ma in fondo film e romanzi si ispirano alle storie vere”.

Il futuro

“Mi piacerebbe avere una mia famiglia, in futuro. Ho sempre davanti agli occhi l’esempio di mio padre e di mia madre e vorrei vivere una storia come la loro, ma penso che per la nostra generazione sia difficile, ormai. Saremmo capaci oggi di fare i sacrifici che hanno fatto loro? Io, poi, sono sempre stata indipendente, ho sempre viaggiato e fatto esperienze da sola: adesso voglio concentrarmi su questo aspetto della mia vita e sulla mia crescita professionale e dare spazio alle mie conquiste”.

sotto il velo 3

Caterina Mittiga

 

 

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