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Intervista a Colette Shammah. In compagnia della tua assenza

Sapere qual è il proprio posto, saper stare al proprio posto, è sempre stato per te importantissimo. “Il posto giusto produce scelte giuste, priorità adeguate. Uno stile. Uno scopo”. […] Nella tua veglia, non avevo dubbi: era il mio posto. 

Ho letto un romanzo che parla di luoghi geografici e luoghi della mente come di due facce della stessa complicata medaglia. Il mio posto, il posto di tutte noi: chissà dov’è, chissà se vogliamo davvero trovarlo. Chissà se non sia proprio la sua ricerca a darci il coraggio per affrontare le vie traverse e i percorsi accidentati.

Si dà il caso che lo stesso romanzo sia anche una dichiarazione d’amore. E un racconto di donne. Non di una sola donna, sebbene la trama dica proprio questo – “Elegante e indomabile, Sophie guida, gestisce e amministra la famiglia come fosse lei il maschio” – ma di più generazioni, dalla madre della protagonista passando alle figlie, e poi, infine, alle nipoti.

In compagnia della tua assenza, di Colette Shammah, edito da La nave di Teseo, mi ha ricordato alcuni romanzi in cui, a mio parere, era l’ambiente più che il personaggio il vero protagonista. Sophie, ebrea, nasce ad Aleppo, studia in Francia, vive in Libano e poi a Milano, dove rimarrà fino alla fine dei suoi giorni, circondata dalla famiglia. Luoghi cruciali nel tempo del racconto, che va dalla II Guerra Mondiale ai giorni nostri.

Ho chiamato l’autrice, nel giorno in cui il quotidiano La Repubblica Milano dedica al suo romanzo questo articolo.

“Non mi aspettavo che il mio libro facesse tanta strada” mi racconta. “E’ partito in silenzio e adesso molte donne che lo hanno letto mi dicono di aver trovato qualcosa della loro storia nel racconto di Sophie”. Dal racconto in prima persona ai riferimenti di luogo e tempo, tutto fa pensare che Colette ci stia regalando la storia della sua famiglia, così le chiedo quanto ci sia di autobiografico in quello che ha scritto. “Mi sono aggrappata soltanto ad alcuni punti: le date storiche, i luoghi e i viaggi. Ho creato il personaggio di Sophie per cercare di ricostruire la storia di mia madre, una storia di cui nessuno in famiglia sapeva niente. Frugando tra alcuni suoi documenti, ho trovato dei dettagli che mi hanno fatto immaginare una vita affascinante. Questo romanzo è una lettera per lei, che non c’è più, e ci ho messo dentro tutto lo struggimento per la sua assenza”.

“Chi era mia madre? Me lo sono chiesto molte volte. Volevo dare un volto a mia madre da giovane”. 

Sophie lascia Aleppo a 16 anni per andare a studiare vicino Parigi, al collegio di Versailles. La sua famiglia vuole per lei un diploma di valore, ma arrivano le leggi razziali, preludio della guerra. La ragazza si rimette così in viaggio, in un clima fortemente drammatico. “Sono anni troppo tragici per lasciare spazio alla fiction, la parte di storia inventata è molto piccola. Mia madre era una sopravvissuta, eppure non ha mai raccontato nulla di sé rispetto a quel periodo storico. Come mai? Credo per pudore, rispetto ai sei milioni di ebrei che non ce l’hanno fatta. Per tutti è sempre stata bella, colta, elegante, ma io in lei vedevo una certa malinconia, come una luna calante. Dietro ogni madre c’è un segreto. E credo che ogni figlia si cerchi nella propria madre. Esther, la voce narrante del romanzo, è la figlia di Sophie e rappresenta tutte quelle figlie – o quei figli – che fanno da nodo nei legami familiari e forse rimangono impigliati nell’identità di un genitore.

Cover_Colette_Shammah

Generazioni di donne che si passano il testimone, in un dialogo silenzioso che attraversa il ‘900 e guarda oltre, anche oltre la morte. A fare da sfondo, un Medioriente caldo e sensuale, profumato come i sud del mondo. Un’ambientazione materica, che segna il distacco e dà peso a partenze e ritorni. “Profumi, cibi, strade, case: per ricostruire i luoghi ho intervistato chi li ha abitati ai tempi del racconto. Anche se la mia famiglia è originaria di Aleppo, non vi ho mai messo piede, però ho ereditato il senso di accoglienza mediterranea”. E a proposito di Aleppo e della Siria devastata dalla guerra: “Non si può che guardare inermi la distruzione di un intero Paese. Aleppo non esiste più e la distanza rende ancora più difficile l’osservazione”.

Colette Shammah è stata mediatrice familiare per tanti anni. Ha sempre scritto e dopo questo suo debutto continuerà a farlo. “Anche il mio prossimo libro sarà una storia di legami familiari. Ma se nel primo volevo un lieto fine per tutti i personaggi, nel secondo non tutto il loro valore verrà riconosciuto”.

Per finire, le chiedo quello che non posso non chiedere a una scrittrice: i suoi punti di riferimento femminili in letteratura. “Amo molto Donatella Di Pietrantonio e il suo romanzo L’Arminuta, Elizabeth Strout, Elsa Morante, e poi diverse scrittrici contemporanee, come Chiara Valerio, Laura Mazzeri, l’autrice di gialli Roberta Mazzoni. Sono donne in grado di affrontare e distruggere con la loro opera i luoghi comuni”.

“Ho freddo papà, ho molto freddo,” gli dissi trascinando leggermente i piedi, desiderosa di un bacio o di un cenno di accondiscendenza. “Di’ tre volte ho caldo, ho caldo, ho caldo, e non sentirai più freddo”. Allora mi era sembrato cattivo. Solo molto più tardi capii quanto era importante il pensiero creativo per riuscire a raggiungere le proprie mete, anche arrivare a casa senza soffrire il freddo.

Il pensiero creativo. Prendiamolo come un suggerimento utile per trovare il proprio posto.

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