Vai al contenuto

Silvia Gasparoni. Leggiledonne, tra letteratura e femminismo

Torno a scrivere dopo tanto, troppo tempo e le scuse che sto per fare saranno sempre insufficienti. Ho intervistato Silvia Gasparoni esattamente due mesi fa e da quel momento non è passato giorno senza che io guardassi i fogli degli appunti dell’intervista piegati e riposti in un punto della scrivania in cui metto le cose importanti. Ogni giorno ho pensato: che figura. Ma dall’intervista a oggi – lasciatemi giustificare – la mia vita è stata più o meno così:

giphy

Per cui,

Silvia, perdonami.

A Story Shop e Leggiledonne sono, potremmo dire, come due cugini nati nella stessa stagione e nello stesso ambiente familiare. A gennaio 2018, proprio mentre prende vita il mio progetto narrativo, un’altra donna pensa che sia arrivato il momento di dare a Cesare quel che è di Cesare. Silvia Gasparoni, veneta, apre Leggiledonne, un blog di recensioni di soli libri scritti da donne.

Le coincidenze mi affascinano, ma non ci credo. Niente succede per caso. Quando scopro Leggiledonne, a fine marzo, sto lavorando all’organizzazione di un piccolo evento per il Maggio dei Libri dedicato alla letteratura delle donne. Decido di contattare subito Silvia perché, al di là di tutto, voglio conoscerla.

“Ho aperto il blog a gennaio, ma ci pensavo da mesi” mi racconta al telefono. “Prima di andare online, volevo informarmi meglio, ferrarmi nelle mie letture, essere pronta. Volevo fare un bilancio ragionato di tutta una vita da lettrice e volevo dare risposta ad alcune domande che mi ero posta negli anni. Durante i miei studi di Giurisprudenza mi sono dedicata al diritto di genere, alla prospettiva giuridica, ma anche culturale e storica, sulle discriminazioni.

Il femminismo è davvero una cosa così brutta? Ne sapevo poco, e quel poco era decisamente negativo.

Nel 2014 mi sono imbattuta nella campagna su Twitter #readwomen, portata avanti dalla scrittrice Joanna Walsh, che invitava il mondo del web a domandarsi quanti libri, nella propria libreria, fossero scritti da donne”.

Vi suona familiare? Ne ho parlato qui, quando ho intervistato Barbara Kenny di Inquiete, festival di scrittrici a Roma. Anche questa una coincidenza? No. Mi piace immaginare che i tempi siano finalmente tanto maturi da farci fare le giuste domande. Ma torniamo a Silvia.

“Siamo davvero vittime di una forma di discriminazione? Sì, ma una discriminazione sottintesa. Mi chiedo quanti si rendano conto di comprare un libro scritto da un uomo perché credono di andare sul sicuro, come se ci fosse una riserva di qualità… Il nome maschile su una copertina è più rassicurante. E inoltre quasi tutti credono che le donne scrivano solo per le donne. Io stessa leggevo meno le donne e facevo fatica a ricordarne i nomi. Adesso ho deciso di prendere consapevolezza della qualità di romanzi e saggi scritti da donne, e non perché siano migliori: qui si parla di pluralismo di voci ed espressioni”.

Faccio fatica a pensare che una donna possa parlare anche a me, dalle pagine del suo libro.

cit. Diversi uomini interrogati sul perché  non scelgono libri scritti da donne. 

Ma secondo Silvia la responsabilità è anche dell’editoria: grafiche di copertina pensate solo per un pubblico femminile allontaneranno i lettori maschi, mi dice. E io penso subito a questa:

I-miei-piccoli-dispiaceri

Una delle mie copertine preferite di sempre. Riuscireste a immaginare un nome maschile – invece del legittimo Miriam Toews – sopra il titolo?

“In Italia è così. Altrove le copertine sono universali. Non credo che Maeve Brennan scrivesse solo per le donne”.

Silvia dichiara che Leggiledonne si occupa di letteratura, non di letteratura femminile, perché chiamarla così già predisporrebbe al pregiudizio. Lavora nel campo assicurativo e vede con i propri occhi, ogni giorno, quanto il carico di cura, nelle famiglie italiane, sia affidato esclusivamente alle donne. “Questo deriva da una discriminazione di genere ancora molto radicata. Il genere gap si riflette dappertutto nella cultura e nel linguaggio, nelle parole che usiamo per definire il nostro mondo”.

E il femminismo, che sembrava una parola da evitare con cura?

“Chimamandi Ngozi Adichie dice che sei femminista se credi nella parità tra uomo e donna, non nella superiorità di quest’ultima. I pregiudizi di genere nuocciono a tutti, maschi e femmine. Così come superarli porterà benefici a entrambi i sessi. Il femminismo è superato? Falso. Perché le millennials dicono di non essere femministe? Perché sono figlie di una promessa nei loro confronti non mantenuta. Mancano ancora quei meccanismi che possono supportare l’apertura delle donne e la loro completa emancipazione. Come mai il 30% delle donne smette di lavorare alla nascita del primo figlio? In Italia, con la maternità per le donne ci sono solo carriere intermittenti e uscite definitive dal mondo del lavoro”.

Dai libri alla società. Perché i libri sono la società, ma su carta, e quindi una società più comprensibile agli occhi di chi vuole osservarla.

Le chiedo come immagina il mondo della letteratura delle donne fra 5 anni. “Vedo acquisito il valore della scrittura delle donne, la qualità della penna femminile, allo stesso livello degli uomini. Vedo più visibilità alla produzione letteraria delle donne, che oggi fanno fatica a vedere riconosciuta la loro autorevolezza. Il genere non è una minoranza.

“Susan Sontag diceva che la letteratura è conoscenza. Una conoscenza di se stessi, degli altri, una conoscenza di valori”.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: