Vai al contenuto

Intervista a Ritanna Armeni: una donna può tutto?

C’erano state giovani donne che durante la guerra, su aerei piccoli e fragili, aggredivano i tedeschi dal buio del cielo ed erano state tanto temute da guadagnarsi il soprannome di nachthexen.

Nachthexen vuol dire “streghe della notte”. Le streghe sono russe e il conflitto che le vede alzarsi in volo è la Seconda Guerra Mondiale. Ritanna Armeni, giornalista e scrittrice, conduttrice per tre anni di Otto e mezzo su La 7, non solo ne ha conosciuta una, ma l’ha ascoltata raccontare una delle più straordinarie avventure corali nella storia della donna sulla terra.

Pubblicato da Ponte alle Grazie nel 2018, Una donna può tutto è il racconto dell’incontro con Irina Rakobolskaja, vicecomandante del reggimento di aviazione 588 istituito nel 1941 da Stalin, sotto la pressione di Marina Raskova, amato comandante del gruppo di “principessine” che, approfittando del buio della notte, portavano in volo piccoli aerei di tela e legno che sganciavano bombe sull’avversario tedesco.

Ritanna ed Eleonora, l’interprete dal russo, vanno a trovare Irina nella sua casa di Mosca quando lei ha 96 anni. “Ci ha dedicato il suo tempo, ci ha mostrato libri, fotografie, carte geografiche” si legge all’inizio del libro. “Alla fine degli incontri uscivo con una sensazione di pienezza che mi prendeva la testa, il cuore e lo stomaco”.

Raggiungo Ritanna Armeni per telefono perché voglio domandarle molte cose, tra cui se è vero che una donna può tutto. Ma comincio col chiederle una considerazione su una frase che avevo segnato mentre leggevo il libro.

Le streghe avevano fatto della guerra un’occasione di emancipazione, avevano colto nel conflitto l’opportunità di allargare la propria sfera di libertà. Ecco la parità tragica e feroce delle bombe e della morte.

“La storia di Irina e delle sue compagne, e quello che rappresenta, è stata una scoperta per me. Siamo abituati pensare che tra le donne e la guerra non ci sia alcun nesso: le donne sono portatrici di vita, si oppongono alla guerra. Ma la Storia e l’esperienza ci insegnano che le donne cercano la loro libertà in tutti i modi. Quindi anche con la guerra, se necessario. Dopo i conflitti, il proprio mondo privato subisce una trasformazione. Nel libro ho voluto sottolineare come queste donne non abbiano subito una guerra maschile, ma abbiano scoperto la propria capacità di essere solidali, forti e libere. Certo, a caro prezzo: un’emancipazione crudele che si misura con le morti“.

81goZTfz37L

Irina era anche la custode dei documenti del reggimento, una testimonianza su carta del contributo delle streghe alla vittoria della grande Russia: 23.000 voli, 1.100 notti di combattimento e coraggio. Pilote, armiere, navigatrici, meccaniche che, quando la guerra finisce, si trasformano in “donne inutili” e tornano alle loro case, alle loro vite spesso povere di mezzi, alle loro famiglie da accudire.

“Mi chiedo quanta di questa esperienza sia stata veramente cancellata. Pur tornando alla vita di prima, le streghe non potevano più essere le stesse. E’ sicuramente cambiato il loro rapporto con la società, se pensiamo che successivamente le donne nell’esercito ci sono entrate. E’ stata superata una frontiera. Mentre raccontava, a distanza di decenni, Irina era sempre consapevole dell’eccezionalità dell’impresa.

Le chiedo come si possa contrastare la forza omologante della Storia scritta dagli uomini. “Semplice: riscrivendo la Storia delle donne. E non solo agendo sul presente. Una vicenda come quella delle streghe della notte illumina una parte della Storia che crediamo di conoscere bene. Ad esempio, se guardiamo all’Italia, vediamo che la storia delle partigiane è sempre rimasta un po’ in ombra, eppure ci sono state e hanno lottato. Così come le donne che aderivano con convinzione al fascismo: non erano succubi di scelte maschili, ma portavano avanti le loro idee mettendo in atto strategie consone alle loro esigenze e alla loro sensibilità. Ho sempre trovato interessanti certi percorsi femminili, osservare come la Storia delle donne abbia una sua autonomia che non subisce le regole della Storia maschile. E questo mio nuovo rapporto con la Storia mi aiuta a capire meglio il presente: lo guardo con gli occhi con cui lo guarderanno in futuro”.

Ritanna mi dimostra che le streghe hanno introdotto una visione inedita della guerra. “Alla fine del conflitto, le streghe passano dai villaggi prussiani dopo i soldati sovietici e scoprono che per gli uomini dell’Armata Rossa, quindi per i loro stessi compagni, l’ingresso nelle città e nei villaggi vinti è il momento della vendetta, che si concretizza attraverso lo stupro. E’ qui che cambia il valore storico che si dà alla violenza sessuale. E guardiamo con occhi diversi – con gli occhi delle aviatrici – il rapporto tra vincitori e vinti. E’ come se la storia delle streghe ci avesse dato una nuova consapevolezza storica”.

Uno degli aspetti più interessanti del libro è il rapporto che nasce tra Irina, che racconta delle streghe, Eleonora, che traduce dal russo all’italiano e viceversa, e Ritanna, che stabilisce un ordine e trasferisce sulla carta una storia di straordinario coraggio. E’ un rapporto che si modula anche sulle emozioni delle tre donne coinvolte. “E’ stato un rapporto vero, un flusso sentimentale continuo, sebbene Irina fosse molto attenta al controllo delle sue emozioni, perché voleva far emergere la concretezza del lavoro delle streghe. Se ci fosse stato un uomo in questa triade, non so se sarebbe stato lo stesso”.

Marina Raskova, la calma e composta eroina dell’Unione Sovietica, ha anche lei una tempra d’acciaio e, quando vuole ottenere qualcosa, batte con fermezza il pugno sul tavolo. Di fronte al diniego di Stalin, ripete il gesto che le è consueto. […] Di fronte ai dubbi sulle capacità delle donne di guidare aerei e di bombardare il nemico, Marina esclama: “Zenscina mozet vie!”, una donna può tutto!

Le chiedo finalmente se crede davvero che sia così.

“Sì, ci credo. Da sempre. La mia vita è stata improntata a questo. Con Irina e le streghe mi sono imbattuta in una storia esemplare, ma lo so da sempre. Anche una bambina, qualche tempo fa, mi ha chiesto se davvero le donne possono fare tutto. Le ho risposto di sì e che non serve essere delle eroine. Basta solo impegnarsi molto. Ce lo dimostrano sul campo Irina e le sue compagne”.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: